ANNO 0 – 65 GIORNI DAL CONTAGIO – CURIOSITA’ DEL MARE

Zeus faber…un pesce in odore di santità…

Diffuso nelle zone vicino ai fondali (fino a 400 metri) in tutte le acque temperate e tropicali, Mediterraneo e Mar Nero compresi. Nell’Atlantico è presente lungo le acque costiere dalla Scandinavia al Sudafrica ma è  raro più a nord della Manica.

Nel Pacifico orientale si trova dal Giappone all’Australia.

Segnalata la presenza anche nell’Oceano Indiano, lungo le coste della penisola indiana e del Madagascar.

Nei mari italiani è abbastanza comune.

Vive su fondi mobili a sabbia o fango del piano circalitorale, di solito tra 50 e 200 metri per quanto non siano rari avvistamenti e catture in acque basse.
Il corpo è ellissoidale, alto e molto schiacciato sui lati.

La bocca è grande e si può protrarre in avanti come un tubo.

Gli occhi sono abbastanza grandi. La testa è dotata di numerose spine ed asperità.
La pinna dorsale presenta 9-10 spine allungate e filiformi molto sviluppate, mentre la parte molle della pinna è posizionato simmetricamente alla pinna anale.

Le pettorali sono di medie dimensioni, le ventrali piuttosto lunghe. La pinna caudale è ampia ed ha margine leggermente arrotondato, trasparente con raggi bianchi.

Lungo l’inserzione delle pinne dorsale ed anale sono presenti piccole piastre ossee che
portano spine. Sul margine ventrale è inoltre presente una carena di scaglie appuntite.
La livrea ha un colore di fondo biancastro, grigiastro o giallastro screziato di beige e di bruno. Il ventre è bianco.

Al centro del corpo un grosso ocello rotondeggiante nero, bordato di chiaro.

I raggi dorsali sono bianchi e bruni, le ventrali grigiobrune. Le altre pinne sono trasparenti. Le dimensioni massime si attestano sui 90 cm di lunghezza per 8 kg di peso.
È un animale solitario.
Si riproduce dall’inverno alla tarda primavera, dipende dalle zone dove vive. Le uova, sferiche, vengono fecondate esternamente e sono pelagiche.

La maturità sessuale avviene dopo i 4 anni di vita.

Si nutre principalmente di piccoli pesci, ma anche di cefalopodi e crostacei.

Nuota con movimento delle pinne dorsale ed anale ed è incapace di scatti veloci, cattura le prede estendendo la bocca all’improvviso.

 Leggenda vuole che il nome derivi dalla macchie distintive che appaiano sulla livrea.

Queste corrispondono al segno che delle dita afferrandolo potrebbero lasciare.

Queste dita vogliono essere ricondotte proprio a San Pietro.

Da qui il nome volgare.